La vita di Adele, è un film che tratta di amore omosessualità , recensione del film (Palma d’Oro al festival di Cannes 2013, regia Abdellatif Kechiche) a cura della Dott.ssa Floriana De Michele, Psicologa Psicoterapeuta, L’Aquila, 2 dicembre 2015, Cinema e Psichiatria.

Non è mia intenzione convincere nessuno: voglio solo dare suggerimenti e scuotere pregiudizi” S. Freud, Lezione 16— Psicoanalisi e Psichiatria , Introduzione alla Psicoanalisi, 2 Vol.,1915-1917.

Il film, è lungo e coinvolgente; illustra la vita di una ragazza moderna che combatte per trovare il suo ruolo e il suo posto nella società. Adele, infatti, è una ragazza “diversa”, che ha difficoltà a individuare la sua identità. Per consolidare la sua identità, infatti, si affida alla cultura del gruppo sociale di appartenenza e si mette alla prova, come la gran parte dei giovani della sua età fa: gli amici e, soprattutto, le amiche le indicheranno la strada da seguire per diventare la donna che sogna di essere, deve fare sesso, in breve tempo, dopo aver conosciuto un ragazzo.

Si apre la sfida sessuale (di sessualità ed amore parlo nel mio blog “Sessualità ed Amore”) perché Adele non si sente soddisfatta dell’eterosessualità e resta delusa del rapporto sessuale con il ragazzo indicatole dalle amiche. Adele è, invece, molto più desiderosa del bacio scambiato per gioco con la sua amica del cuore, ma si rende conto immediatamente che percorrere la strada dell’omosessualità non è per niente semplice.

All’origine dello sviluppo gli esseri umani vivono uno stato di bisessualità che nella crescita si incanala, solitamente, nel polo femminile nel polo maschile, a seguito della scoperta psicofisica di possedere l‘organo genitale maschile o femminile e a seguito dell’addestramento educativo al ruolo sociale di genere. E’ il periodo dello sviluppo psicosessuale legato al complesso edipico, la cui ripetizione nel periodo adolescenziale mette a dura prova l’identità del ragazzo/a, per cui la libido sessuale è molto fluida e si sposta facilmente tra i due poli opposti.

L’omosessualità non è scontata (normale?) come l’eterosessualità perché il rifiuto subito da Adele non e soltanto del bacio da parte dell’amica, ovvero dell‘atto sessuale in sé, ma e, da quel momento in poi, il rifiuto dell’altro verso la sua intera persona. La delusione, a questo punto, è molto più dolorosa della prima perché la fa entrare nel mondo del disagio psicologico e sociale, dello stigma omosessuale, del Tabù. Eppure, nella ricerca della sua identità Adele viene aiutata da un amico gay appartenente al gruppo: perché, allora, verso Adele le amiche scaricano tanta aggressività quando, c’era già una condivisione con l’omosessualità maschile?

S. Freud definì la donna il “dark continent” della psicoanalisi, proprio perché il mondo femminile è sempre stato chiuso, difficile da indagare. Il suo primo caso di omosessualità femminile, è il quinto dei suoi Casi Clinici, pubblicato nel 1919, fino ad allora l’omosessualità era considerata esclusività maschile, poiché alle donne in generale era negata una vita sessuale consapevole ed attiva. Non fu certo un caso che a parlarne fu proprio lui che con la psicoanalisi rivoluzionò la cultura del tempo, mettendo al centro della vita umana la sessualità.

Attualmente, forse il mistero non è ancora chiarito del tutto e ad esso sono legate le violenze che in tutte le culture del mondo le donne ancora subiscono.

Vivere l‘omosessualità presuppone prima di tutto la coscienza del proprio essere donne o uomini: vuol dire essere consapevoli, come nel caso di Adele, che incrociando lo sguardo di Emma, si volta a guardarla fino a vederla scomparire, e da quel momento parte la sua ricerca guidata dal desiderio inconscio di incontrarla.

La storia di Adele e di Emma e il racconto di un incontro tra due persone comuni che si innamorano e vivono il rapporto in modo passionale e totale come accade spesso alle persone giovani. La differenza di età tra le due (Emma e più adulta di Adele, più indipendente in ogni senso, artista creativa, lesbica militante); la conoscenza delle rispettive famiglie e la loro storia; la modalità di relazionarsi tra i membri delle singole famiglie; i valori condivisi mettono in evidenza le criticità della coppia e ne fa intuire il destino: il fatto che sia una coppia lesbica è solo una casualità ai fini della la sua stabilità.

I figli omosessuali sono e restano, come tutti, figli di un padre e di una madre, da cui introiettano la parte maschile e la parte femminile che darà forma alla singola personalità, non soltanto dal punto di vista dell’identità sessuale. Non si può prescindere, perciò, dalla presenza della madre e, tantomeno, dalla presenza del padre.

Adele nega sempre il suo essere lesbica, anche quando è cresciuta e va a convivere con Emma. Adele si difende con disperazione quando il gruppo degli amici al liceo l’accusa di lesbismo: ‘Non sono lesbica, come velo devo dire!’; Adele non manifesta ai genitori la sua identità: loro sono brave persone a cui, però, non si sente di raccontare la verità; Adele non si manifesta integralmente alla scuola dove lavora e ai colleghi di lavoro.

Adele non si sente nemmeno a suo agio con gli amici di Emma, non si sente attratta dai loro vaghi intellettualismi. Ad Adele piacciono i bambini, ama la loro semplicità e la loro spontaneità perciò ha intrapreso la carriera di maestra elementare, ma la relazione con Emma e basata soprattutto sull’attrazione fisica e sul sesso e quando Adele si sentirà trascurata dalla compagna si rivolgerà ad un uomo.

L’aggancio di Adele al mondo maschile fa arrabbiare moltissimo Emma, che pur essendo a sua volta già innamorata di un’altra, ne è gelosa cosi tanto da cacciarla di casa in malo modo, lasciandola distrutta e in lacrime: con un maschio Emma non può competere nel dare amore ad Adele, così la separazione e vissuta con la stessa intensità dell’avvicinamento tra le due.

Adele continuerà a vivere una vita in apparenza normale, ma una vita piena di disagio, perché inseguirà a lungo, inutilmente, l’amore perduto.

Quando rincontrerà Emma, infatti, nella speranza ostinata di riallacciare un rapporto con lei, saprà che vive con un’altra compagna e che le due hanno un bambino per cui il suo sogno di un amore fusionale e totale si rompe per sempre. Adele prenderà atto di ciò, seppure con dolore, e osserverà dall’esterno e con distacco il mondo di Emma, allontanandosi senza guardarsi indietro stavolta, non come quando la incontrò.

Sullo sfondo un amico conosciuto in uno dei tanti party artistici di Emma, che ritrova qui nelle vesti più concrete dell’ingegnere, l’unica persona che, allora, si offerse a lei servendole e mangiando insieme gli spaghetti alla bolognese da lei stessa cucinati per tutti.

Adele, dunque, cresce e non soltanto d’età, ma psicologicamente, impara a sentire e a controllare le emozioni attraverso questo gioco di fusioni e di allontanamenti dall‘altro, che rimanda al rapporto primario con la madre, dalla nascita in poi.

L’amore e il dolore entrano attraverso il corpo, attraverso la bocca: |’oralità, con la sua bramosia dell’oggetto, simbolicamente rappresentato dal seno materno e il centro delle pulsioni. C’è abbondanza di cibo nella vita di Adele!

Nel film la presenza dei genitori è quotidiana visualizzata attorno alla tavola, dove la prelibatezza del cibo riporta alla soddisfazione dell’accudimento amorevole e la quantità lascia poco spazio alla qualità affettiva. E‘ un cibo che riempie il corpo, ma non nutre la mente e non soddisfa il bisogno di affetto di Adele, che potrà essere, invece, goduto nella relazione sessuale con Emma, avidamente, com’è abituata a fare a casa.

Le scene di sesso lesbico sono la rappresentazione visiva di tanta avidità affettiva e rendono l’opera molto intensa, proiettando all’interno dello spettatore le emozioni del clima affettivo forte, senza vergogna, caratteristico della sessualità adolescenziale, e, allo stesso modo, trasmettono la difficoltà di confrontarsi con i contenuti sessuali ambivalenti per le persone eterosessuali e, soprattutto per chi non ha mezzi interiori per accettare la diversità.

A cura di Floriana De Michele

Psicologa Psicoterapeuta

Via Verdi 1, Avezzano

www.studiopsicologiaabruzzo.it

L’Aquila

Cell. 3391249564

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